Cos’è l’acconto IRPEF di novembre

L’acconto IRPEF è un versamento anticipato di una parte dell’imposta sul reddito delle persone fisiche. Non è un’imposta aggiuntiva: anticipa il debito fiscale dell’anno successivo ed è calcolato sull’imposta già dichiarata. Se l’imposta netta non supera 51,65 euro, l’acconto non è dovuto.

L’acconto si distingue dal saldo per il momento e la funzione. Il primo è un pagamento effettuato in corso d’anno, calcolato in anticipo. Il secondo è la regolazione finale, che tiene conto dell’imposta effettivamente dovuta.

VoceCosa indica
Acconto IRPEFAnticipo dell’imposta dell’anno successivo, pari al 100% dell’imposta dichiarata
Soglia minima51,65 euro: sotto questa cifra l’acconto non è dovuto
SaldoDifferenza tra l’imposta definitivamente dovuta e gli acconti già versati

Soglia dei 51,65 euro

L’acconto esiste solo se l’imposta netta dichiarata supera soglia di 51,65 euro. Per determinare l’importo netto si sottraggono detrazioni, crediti, ritenute ed eccedenze. È quindi l’imposta residua, non quella lorda, a stabilire se l’acconto è dovuto.

Differenza tra acconto e saldo

L’acconto non aumenta il carico fiscale complessivo: è un’anticipazione di imposta che sarà poi conteggiata. Il saldo chiude il conto. Confrontando l’imposta definitiva con gli acconti già pagati, si determina quanto resta da versare. Per questo l’acconto versato riduce l’importo del saldo e non si somma a un debito separato.

Cos'è l'acconto IRPEF di novembre

Quando si paga il secondo acconto?

L’acconto IRPEF si paga in una delle due modalità previste dall’Agenzia delle Entrate, a seconda dell’importo complessivo dovuto. La scadenza di novembre dipende dunque dalla cifra calcolata, e non è sempre la stessa per tutti i contribuenti.

Se l’acconto complessivo è inferiore a 257,52 euro, il versamento avviene in unica soluzione entro il 30 novembre. In questo caso non c’è alcuna rata di giugno.

Se l’acconto complessivo è pari o superiore a 257,52 euro, il pagamento si divide in due rate:

  • 40% entro il 30 giugno, insieme al saldo dell’anno precedente;
  • 60% entro il 30 novembre, come seconda e ultima rata.

Esempio aritmetico: con un acconto complessivo di 300 euro, la prima rata è di 120 euro (40%) e la seconda di 180 euro (60%).

Importo dell’acconto complessivoModalitàScadenza
Inferiore a 257,52 euroUnica soluzione (100%)30 novembre
Pari o superiore a 257,52 euroPrima rata (40%)30 giugno
Pari o superiore a 257,52 euroSeconda rata (60%)30 novembre

Come si calcola l’acconto IRPEF?

L’acconto si ricava dall’imposta dichiarata per l’anno precedente. Si parte dall’imposta lorda e si sottraggono le detrazioni, i crediti d’imposta, le ritenute già subite e le eccedenze degli anni precedenti. Il risultato è l’imposta dichiarata su cui si calcola il 100% dell’acconto.

L’ordine delle sottrazioni non cambia il risultato finale. Conviene però seguire sempre la stessa sequenza, così da non dimenticare nessuna voce:

  1. Partire dall’imposta lorda risultante dalla dichiarazione dell’anno precedente.
  2. Sottrarre le detrazioni (per lavoro dipendente, per oneri, per familiari a carico e simili).
  3. Sottrarre i crediti d’imposta spettanti.
  4. Sottrarre le ritenute già trattenute alla fonte durante l’anno.
  5. Sottrarre le eccedenze di anni precedenti, cioè importi a credito dichiarati in passato e non ancora utilizzati.

Le ritenute e le eccedenze vanno considerate solo se risultano dalla dichiarazione o dalla certificazione del sostituto d’imposta. Un importo non documentato non va inserito nel calcolo.

Esempio numerico (cifre ipotetiche)

Il contribuente dell’esempio è un lavoratore autonomo fittizio. Le cifre sono inventate per illustrare il metodo e non corrispondono a importi reali.

PassaggioVoceImporto ipotetico
AImposta lorda6.000 €
BDetrazioni− 1.000 €
CCrediti d’imposta− 200 €
DImposta netta (A − B − C)4.800 €
ERitenute subite− 500 €
FEccedenza di anni precedenti− 100 €
GImposta dichiarata (D − E − F)4.200 €
HAcconto (100% di G)4.200 €

Nell’esempio, l’acconto complessivo è pari a 4.200 €. Il valore è la base da cui partono le rate, la cui ripartizione segue regole diverse e non viene trattata in questa sezione.

Metodo storico o previsionale?

Per l’acconto IRPEF di novembre esistono due basi di calcolo. Con il metodo storico l’acconto si ricava dall’imposta dell’anno precedente. Con il metodo previsionale si stima l’imposta dell’anno in corso e su quell’importo si calcolano gli acconti. In entrambi i casi l’acconto complessivo corrisponde al 100% dell’imposta di riferimento, al netto di detrazioni, crediti, ritenute ed eccedenze. Le soglie di 51,65 euro e 257,52 euro stabiliscono se il pagamento è dovuto e se avviene in un’unica soluzione o in due rate.

ElementoMetodo storicoMetodo previsionale
Base di calcoloImposta dell’anno precedenteImposta stimata per l’anno in corso
Quando si usaReddito stabile o in lieve variazioneImposta prevista più bassa, ad esempio per più oneri deducibili o meno reddito
VersamentoModello F24, con le stesse scadenze e soglie dell’altro metodoModello F24, con le stesse scadenze e soglie dell’altro metodo
Rischio principaleAcconto insufficiente se il reddito è aumentatoAcconto insufficiente se la stima è sottovalutata

Come scegliere in base ai redditi variati

Se i redditi dell’anno in corso sono aumentati rispetto all’anno precedente, il metodo storico può produrre un acconto troppo basso: l’imposta effettiva supera la base di partenza e la differenza emerge al saldo. Una riduzione di reddito o un aumento di oneri deducibili rende invece il metodo previsionale più vicino all’imposta reale.

La scelta si può preparare con questi passi:

  1. Confrontare il reddito imponibile dell’anno precedente con le entrate previste nell’anno in corso.
  2. Elencare detrazioni e crediti previsti, perché l’acconto si calcola al netto di questi importi.
  3. Stimare l’imposta netta dell’anno in corso e confrontarla con l’imposta dell’anno precedente.

Chi non deve pagare l’acconto?

L’acconto IRPEF non è dovuto quando l’imposta dichiarata, al netto di detrazioni, crediti, ritenute ed eccedenze, non supera 51,65 euro. Quando ritenute e crediti coprono interamente l’imposta, l’importo residuo è zero. Per il primo anno senza dichiarazione precedente la fonte non conferma l’esito.

Imposta dichiarata fino a 51,65 euro

Se l’imposta dichiarata, al netto di detrazioni, crediti, ritenute ed eccedenze, non supera 51,65 euro, l’acconto non è dovuto. Sopra la soglia l’acconto corrisponde al 100% dell’imposta dichiarata.

Imposta interamente coperta da ritenute e crediti

Le ritenute operate dal sostituto d’imposta e i crediti spettanti riducono l’importo da versare. Per verificare questa situazione occorre:

  1. Recuperare l’imposta lorda dalla dichiarazione.
  2. Sommare le ritenute risultanti dalla certificazione del sostituto d’imposta e i crediti spettanti.
  3. Confrontare il totale con l’imposta lorda. Se ritenute e crediti la coprono interamente, il residuo è zero e l’acconto non nasce.
SituazioneEsito
Ritenute e crediti pari o superiori all’imposta lordaAcconto non dovuto
Imposta dichiarata superiore a 51,65 euroAcconto dovuto, pari al 100% dell’imposta

Primo anno senza dichiarazione precedente

L’acconto si calcola sull’imposta dichiarata nell’anno precedente. Se non esiste una dichiarazione dell’anno precedente, manca la base di calcolo. Prima di versare, occorre verificare nella guida dell’Agenzia delle Entrate se la regola dell’acconto si applica al primo anno, perché la fonte consultata per questa scheda non conferma l’esito in questo caso.

Chi non deve pagare l'acconto?

Come si paga: F24 o trattenuta in busta paga?

L’acconto IRPEF si versa con il modello F24, presentato dal contribuente tramite home banking, oppure, per i lavoratori dipendenti, tramite trattenuta sulla busta paga effettuata dal sostituto d’imposta. La scelta dipende dal rapporto di lavoro e da come il contribuente vuole gestire il pagamento.

CanaleChi lo utilizzaCome funziona
Modello F24Contribuente che versa direttamentePagamento tramite home banking o altri canali abilitati, con compilazione del modello F24
Trattenuta in busta pagaDipendenti e pensionatiIl sostituto d’imposta (datore di lavoro o INPS) trattiene la seconda rata dal cedolino di novembre, che risulta quindi più basso

Comunicazione al sostituto d’imposta

Chi vuole ridurre o azzerare la trattenuta del secondo acconto deve inviare una comunicazione al sostituto d’imposta entro il 12 ottobre 2026. Il termine del 10 ottobre 2026 cade di sabato, quindi la scadenza è slittata al 12. Alla data del 28 ottobre 2026 questo termine è già trascorso, quindi per l’anno in corso la riduzione tramite sostituto non è più possibile. Resta il versamento diretto con F24.

Rateizzazione del saldo e del primo acconto

Il contribuente può rateizzare il saldo e il primo acconto, ma non la rata di novembre. La rateizzazione mensile riguarda quindi solo queste due componenti e il piano deve concludersi entro il 16 dicembre. Il versamento rateale avviene tramite modello F24, con le stesse modalità del pagamento ordinario.

Fonti: Agenzia delle Entrate (2026) per il modello F24, la rateizzazione e il termine del 16 dicembre; Edotto (2026-10-01) per il termine del 12 ottobre 2026; Centrofiscale (2026-10-05) per la trattenuta in busta paga. Edotto e Centrofiscale sono pubblicazioni specializzate, non fonti ufficiali.

Cosa cambia per pensionati e forfettari?

Per pensionati e lavoratori forfettari l’acconto IRPEF non segue lo schema ordinario, perché cambia chi gestisce il versamento e su quale imposta si calcola.

Per i pensionati, l’ente che eroga l’assegno agisce da sostituto d’imposta.

Per i forfettari non esiste un sostituto d’imposta, quindi non ci sono trattenute in busta paga o sulla pensione. L’acconto si calcola sull’imposta sostitutiva, che al posto dell’IRPEF ordinaria applica un’aliquota del 5 o del 15 per cento. La fonte consultata non indica i requisiti che determinano l’aliquota applicabile: prima di calcolare l’acconto, la condizione va verificata sul sito dell’Agenzia delle Entrate.

CategoriaChi gestisce il versamentoBase della rata di novembre
PensionatoINPS, come sostituto d’impostaTrattenuta sul cedolino di novembre
ForfettarioIl contribuente, senza sostitutoImposta sostitutiva (aliquota 5 o 15%)

Cosa succede se si sbaglia la stima?

Una stima sbagliata dell’acconto IRPEF può avere conseguenze diverse a seconda del caso: un acconto versato in misura insufficiente o oltre i termini può comportare interessi e sanzioni. La differenza si regola poi con la dichiarazione dei redditi e con il saldo, e le conseguenze dipendono da due fattori: se l’importo versato è stato superiore o inferiore al dovuto, e se il pagamento è avvenuto entro le scadenze.

SituazioneCome si regolarizzaQuando
Acconto eccessivoLa somma in più è recuperata con la dichiarazione dei redditi, che riduce l’imposta da pagare o genera un creditoCon la dichiarazione relativa all’anno d’imposta
Acconto insufficienteLa differenza tra imposta dovuta e acconto versato rientra nel saldoInsieme al saldo, con scadenza al 30 giugno
Versamento in ritardoSi applicano interessi e sanzioni sulla somma non versata nei terminiDalla data di scadenza non rispettata

Acconto eccessivo

Quando l’acconto supera l’imposta effettivamente dovuta, l’eccedenza non viene restituita in automatico. Va riconosciuta in sede di dichiarazione dei redditi, dove il versamento in più compensa il saldo o si traduce in un credito. Il rimborso o l’utilizzo del credito dipende dalle regole della dichiarazione, quindi conviene verificarle sul sito dell’Agenzia delle Entrate.

Acconto insufficiente

Se l’acconto versato è inferiore al dovuto, la differenza non si paga separatamente. Si aggiunge al saldo da versare entro il 30 giugno. Per chi deve versare il 40% dell’acconto a giugno, il saldo e questa prima rata si pagano insieme.

Interessi e sanzioni per versamento in ritardo

Un pagamento oltre la scadenza genera interessi e sanzioni, calcolati con le regole ordinarie sull’imposta non versata nei termini. La fiche di riferimento non riporta percentuali per questi casi, quindi per i calcoli vanno consultate le fonti ufficiali dell’Agenzia delle Entrate.

Domande frequenti

Come capisco se devo pagare l’acconto IRPEF di novembre?

L’acconto è dovuto solo se l’imposta netta dichiarata supera 51,65 euro, cioè dopo aver sottratto detrazioni, crediti, ritenute ed eccedenze. In quel caso l’importo corrisponde al 100% di tale imposta.

Quanto devo versare a novembre e entro quale data?

Se l’acconto complessivo è inferiore a 257,52 euro, si versa in un’unica soluzione entro il 30 novembre. Se è pari o superiore, il 40% si paga entro il 30 giugno e il restante 60% entro il 30 novembre.

Posso rateizzare la rata di novembre o ridurla in busta paga?

La rata di novembre non si può rateizzare: la rateizzazione mensile riguarda solo saldo e primo acconto, con piano da concludersi entro il 16 dicembre. Per ridurre il secondo acconto tramite il sostituto d’imposta la comunicazione doveva arrivare entro il 12 ottobre 2026, termine già scaduto alla data odierna.