Nel 2025 la spesa alimentare media mensile delle famiglie italiane è stata di 552 euro, pari al 19,8% della spesa totale. Nello stesso anno il 29,4% delle famiglie ha dichiarato di aver ridotto la spesa per il cibo. Il valore medio non descrive però la famiglia tipica: nel 2024 la mediana della spesa complessiva è inferiore alla media, quindi la maggior parte delle famiglie spende meno del dato medio.
Quanto spendono davvero le famiglie italiane per mangiare
La spesa alimentare media mensile è passata da 533 a 552 euro (+3,6%), con prezzi di comparto in aumento del 3,0%. La tabella riporta i due anni disponibili nelle fonti.
| Anno | Spesa alimentare media mensile | Quota sulla spesa totale | Famiglie che dichiarano di ridurre il cibo |
|---|---|---|---|
| 2024 | 533 euro | 19,3% | 31,1% |
| 2025 | 552 euro | 19,8% | 29,4% |
Fonti: Istat (dati 2024, report del 2025-10-07); Teleborsa, che riprende il report Istat (dati 2025, pubblicato il 2026-10-08).
La mediana è il valore che divide le famiglie a metà: metà spende meno, metà spende di più. Nel 2024 la spesa mediana complessiva è di 2.240 euro al mese, contro una spesa media di 2.755 euro. Il confronto riguarda la spesa totale e non quella alimentare: le fonti disponibili non riportano una mediana della sola spesa per il cibo. Per questo la media di 552 euro non va letta come spesa tipica di una famiglia.
Nel 2025 le voci alimentari con gli aumenti maggiori sono state:
- caffè: +14,6%
- acqua: +8,3%
- pesce: +7,8%
Nel 2024, invece, la spesa per oli e grassi è cresciuta dell’11,7% (18 euro al mese) e quella per la frutta del 2,7% (45 euro al mese).

Quali voci alimentari sono aumentate di più
L’aumento non riguarda però tutte le voci allo stesso modo. Alcune hanno registrato variazioni di prezzo molto più marcate della media del comparto.
| Voce alimentare | Variazione | Anno di riferimento | Fonte |
|---|---|---|---|
| Caffè | +14,6% | 2025 | Istat, ripreso da Teleborsa (2026-10-08) |
| Acqua | +8,3% | 2025 | Istat, ripreso da Teleborsa (2026-10-08) |
| Pesce | +7,8% | 2025 | Istat, ripreso da Teleborsa (2026-10-08) |
| Oli e grassi | +11,7% | 2024 | Istat (2025-10-07) |
Nel 2025 caffè, acqua e pesce sono le voci cresciute di più. Per il caffè la variazione è la più alta dell’elenco, con +14,6%.
Gli oli e grassi non compaiono tra le voci del 2025 perché il dato disponibile risale al 2024. In quell’anno la spesa per questa voce è cresciuta dell’11,7%, su un importo di 18 euro al mese. Il peso percentuale dell’aumento è quindi elevato su una spesa di importo contenuto.
Questi dati indicano di quanto sono cresciute le singole voci alimentari. Le fonti non permettono di dire sempre se si tratti di prezzi o di spesa. Non descrivono la spesa complessiva della famiglia.
Pianificare menu e lista della spesa
Il metodo consiste nel costruire il menu della settimana a partire da ciò che è già in dispensa, in frigorifero e nel freezer, e solo dopo compilare la lista. Così si evitano doppioni e prodotti che non trovano posto in nessuna ricetta.
Menu costruito sulle scorte
Il menu settimanale va scritto dopo l’inventario, non prima. La sequenza operativa è questa:
- Annotare gli ingredienti presenti, con le quantità approssimative.
- Scegliere i piatti che utilizzano per primi gli ingredienti in scorta.
- Assegnare un piatto a ogni giorno e lasciare due o tre pasti liberi come margine per imprevisti.
- Ricavare la lista solo dagli ingredienti mancanti.
Il menu sulle scorte riduce la quantità di articoli diversi da comprare, perché la lista contiene solo ciò che manca davvero.
Lista raggruppata per reparto
Ordinare la lista per reparto del punto vendita abituale riduce i passaggi tra gli scaffali e rende visibili le categorie da controllare.
| Reparto | Voci tipiche | Verifica prima di uscire |
|---|---|---|
| Ortofrutta | Verdure e frutta per i pasti previsti | Quantità coerente con i piatti del menu |
| Carne e pesce | Proteine per i giorni con piatti principali | Numero di porzioni |
| Latticini e uova | Latte, formaggi, uova | Scorte residue già in frigo |
| Pane e cereali | Pane, pasta, riso | Confronto con la dispensa |
| Dispensa | Olio, conserve, legumi, spezie | Presenza di ciò che serve per le ricette |
Pasti con ingredienti condivisi
Scegliere ricette che usano lo stesso ingrediente di base permette di acquistarne una sola quantità per più pasti. Uno stesso ingrediente condiviso può alimentare un sugo, una minestra e una frittata nella stessa settimana. Nella lista basta una riga per ogni ingrediente condiviso, con la quantità totale calcolata sommando i pasti in cui compare.
Come risparmiare senza abbassare la qualità?
Il metodo consiste nel sostituire singoli prodotti e non l’intera dieta. Il confronto va fatto sull’etichetta: elenco degli ingredienti e prezzo per unità di misura, non sul prezzo di confezione. Le fonti disponibili non permettono di stimare il risparmio medio di ciascuna sostituzione, quindi questa sezione descrive solo le scelte e i controlli da fare.
| Voce di spesa | Dato dalla fonte | Cosa cambia nella scelta |
|---|---|---|
| Frutta | +2,7% nel 2024, 45 euro al mese | Scegliere frutta di stagione riduce il rischio di pagare un prezzo fuori stagione |
| Oli e grassi | +11,7% nel 2024, 18 euro al mese | Confrontare le marche sul prezzo al litro prima dell’acquisto |
| Pesce | +7,8% nel 2025 | Valutare alternative proteiche come legumi e surgelati |
Marca del distributore rispetto a marca nazionale: per prodotti base come pasta, passata di pomodoro, latte e farina, confrontare l’elenco degli ingredienti. Se la composizione coincide, la differenza di prezzo può dipendere dal marchio e non dalla composizione. Per prodotti con ingredienti diversi o aggiunte, il confronto va fatto caso per caso.
Legumi secchi e surgelati sono proteine vegetali o ittiche che sostituiscono carne e pesce in più pasti. I legumi secchi richiedono ammollo e cottura più lunghe dei legumi in scatola. Conviene confrontare il prezzo per porzione sull’etichetta. I surgelati di verdura e pesce permettono di acquistare solo la quantità necessaria. La presenza di additivi o ingredienti aggiunti va verificata sull’etichetta.
Frutta e verdura di stagione: acquistare in base alla disponibilità del periodo, scegliendo i prodotti più economici del momento invece di quelli sempre in offerta fuori stagione.

Ridurre gli sprechi in frigo e in dispensa
Il cibo già acquistato finisce nel cestino per due motivi: si supera una data che non era stata letta bene, oppure un prodotto resta dimenticato in fondo al frigo o in dispensa. Le abitudini che seguono riguardano la lettura delle etichette, l’ordine di sistemazione dei prodotti e il riuso degli avanzi.
Scadenza e termine minimo
Sull’etichetta compaiono due diciture con significati diversi.
| Dicitura | Cosa indica | Cosa fare |
|---|---|---|
| «Da consumarsi entro» | Data oltre la quale il prodotto deperibile non va più consumato | Non consumarlo dopo la data, anche se l’aspetto sembra buono |
| «Da consumarsi preferibilmente entro» (termine minimo) | Data oltre la quale il prodotto può perdere consistenza, aroma o qualità, senza essere necessariamente pericoloso | Controllare aspetto, odore e integrità della confezione prima di decidere |
Con il termine minimo superato, il controllo sensoriale sostituisce la regola della data. Un prodotto con confezione integra e odore normale può ancora essere consumato, mentre una confezione gonfia, rotta o con odore alterato va scartata.
Ordine di consumo in frigo e in dispensa
Il metodo più semplice è il primo entrato, primo uscito:
- Al rientro dalla spesa, spostare in avanti i prodotti già presenti e sistemare dietro quelli nuovi.
- In frigo, riservare un ripiano ai prodotti da consumare nei giorni successivi, come latticini aperti e avanzi.
- In dispensa, mettere davanti i prodotti già aperti, come farine, cereali e conserve, e annotare la data di apertura sul coperchio o sul contenitore.
- Frutta e verdura vanno consumate prima quando sono più mature, quindi conviene controllarle in una zona dedicata.
- Una verifica settimanale, prima di scrivere la lista, permette di sapere cosa usare per primo.
Riuso degli avanzi in ricette successive
Cucinare porzioni pensate anche per il giorno dopo riduce gli scarti. Alcuni usi comuni:
- Verdure cotte avanzate: minestrone, frittata o pasta al forno.
- Pane raffermo: polpette, pangrattato o bruschette.
- Riso cotto: frittatine o insalata di riso.
- Carne o pesce cotti: sughi, ragù o ripieni per torte salate.
Gli avanzi vanno raffreddati in tempi brevi, conservati in contenitori chiusi e consumati nei giorni seguenti.
Promozioni e prezzi: cosa conviene controllare
Uno sconto esposto non equivale sempre a un risparmio reale. Per distinguere un’offerta vera da una promozione apparente bisogna confrontare il prezzo unitario, cioè il costo al chilo o al litro, e non il solo prezzo della confezione. Una confezione più grande o una in offerta può costare di più per unità di misura. Il prezzo unitario è indicato sull’etichetta del reparto e permette di verificarlo in pochi secondi.
Il confronto va fatto tra prodotti equivalenti per tipologia e qualità. Ecco una griglia di verifica pratica:
| Verifica | Cosa controllare | Esito da cercare |
|---|---|---|
| Prezzo unitario | Prezzo al chilo o al litro sull’etichetta | Costo per unità più basso, non solo prezzo di confezione |
| Sconto | Prezzo normale esposto rispetto al prezzo scontato | Riduzione reale, non un’offerta che riporta lo stesso prezzo |
| Formato | Quantità totale rispetto all’uso settimanale | Formato consumato per intero prima della scadenza |
Per gli sconti vale una regola semplice: acquistare in promozione solo ciò che è già previsto nella lista della spesa. Un articolo scontato ma non pianificato fa aumentare il totale, perché resta comunque una spesa aggiuntiva. Questo principio figura tra i consigli pratici per la spesa settimanale indicati da greenMe (fonte del 2012).
I formati grandi richiedono una verifica separata. Il prezzo unitario di un formato grande è più basso solo se tutto il contenuto viene consumato prima che il prodotto si deteriori o scada. Acquistare una grande quantità di un prodotto che poi viene gettato annulla il vantaggio. Il controllo consiste nel confrontare il prezzo al chilo o al litro con quello del formato più piccolo e nello stimare quanto si consuma in una settimana.
Un budget settimanale da adattare al proprio nucleo
Il tetto di spesa alimentare settimanale va calcolato sulla composizione reale della famiglia, non su una cifra uguale per tutti. Il metodo ha tre passaggi: moltiplicare il numero dei componenti per un importo settimanale per persona, applicare correttivi legati all’età e alla dieta, e confrontare ogni mese la spesa effettiva con il tetto fissato. Quando cambia il nucleo, il tetto va ricalcolato.
La formula di base
Il calcolo parte da una sola relazione: tetto settimanale = numero di componenti × importo settimanale per persona. Per ricavare l’importo per persona si prende la spesa alimentare di alcune settimane recenti (scontrini o movimenti del conto), si divide per il numero di settimane e per il numero di persone. Il valore ottenuto è il punto di partenza, da correggere con i fattori seguenti.
Correttivi per età e dieta
Non tutti i componenti consumano allo stesso modo, quindi il valore base va ritoccato per fasce d’età e per regimi alimentari. Il correttivo si aggiunge come quota separata per componente, senza applicare percentuali generiche.
| Situazione del nucleo | Come correggere il tetto |
|---|---|
| Bambini in fase di crescita | Quota per componente più alta, da verificare sui consumi reali dei primi mesi |
| Adolescenti | Consumi spesso irregolari: conviene rivedere la quota a metà mese |
| Persone anziane | Quota più contenuta se i consumi risultano ridotti nella spesa effettiva |
| Diete speciali (ad esempio prodotti senza glutine) | Voce di spesa separata, sommata al tetto generale |
Revisione mensile tra spesa reale e tetto
A fine mese si confronta il totale speso con la somma dei tetti settimanali del periodo. Lo scostamento va letto nel tempo: se si ripete nella stessa direzione, il valore per persona o il correttivo va cambiato; se è un episodio isolato, come un ospite o una ricorrenza, il tetto resta invariato.
| Fase | Cosa fare | Esito |
|---|---|---|
| 1. Totale | Sommare gli scontrini o i movimenti della categoria alimentare | Spesa reale del mese |
| 2. Confronto | Sottrarre la spesa reale dalla somma dei tetti settimanali | Scostamento in euro |
| 3. Lettura | Distinguere scostamenti ricorrenti da eventi singoli | Decisione |
| 4. Aggiornamento | Modificare importo per persona o correttivi se lo scostamento è ricorrente | Nuovo tetto |
Domande frequenti
Quanto spende in media una famiglia italiana per il cibo ogni mese?
Nel 2025 la spesa alimentare media mensile è stata di 552 euro, pari al 19,8% della spesa totale. Il dato è una media, quindi non indica la spesa tipica: nel 2024 la mediana della spesa complessiva è di 2.240 euro, contro una media di 2.755 euro, e per il solo cibo le fonti disponibili non riportano una mediana.
Quali voci alimentari sono aumentate di più di recente?
Nel 2025 i rialzi più forti riguardano il caffè (+14,6%), l’acqua (+8,3%) e il pesce (+7,8%), secondo i dati Istat riportati da Teleborsa. Nel 2024 il rincaro più pesante in valore assoluto è stato quello degli oli e grassi, cresciuti dell’11,7%, pari a 18 euro in più al mese.
Quali pratiche della spesa settimanale sono indicate come utili?
Una fonte divulgativa del 2012 (greenMe) indica una lista della spesa dettagliata, un menu settimanale, l’uso degli sconti solo per prodotti già inseriti in lista, il controllo delle date di scadenza e il riuso degli avanzi. Essendo un riferimento datato, conviene verificarne l’attualità prima di applicarlo, mentre i dati Istat più recenti mostrano che nel 2025 il 29,4% delle famiglie ha ridotto la spesa per il cibo.